Autosabotaggio: quando la tua mente diventa il primo ostacolo

Ti sei mai ritrovato a un passo da qualcosa che desideravi, eppure… hai fatto marcia indietro?
Hai mai sentito quella vocina nella testa che, proprio mentre stavi per provarci, ha sussurrato:
“Non fa per te”,
“È troppo difficile”,
“Non sei abbastanza”?

Quella voce non è la realtà.
È l’autosabotaggio.
Una dinamica interiore tanto diffusa quanto silenziosa. Una forza invisibile che ti spinge a frenarti proprio quando potresti fare un salto in avanti.

Cos’è davvero l’autosabotaggio?
L’autosabotaggio è un insieme di pensieri, emozioni e comportamenti con cui, più o meno inconsapevolmente, ostacoliamo noi stessi.
È quando dici di voler qualcosa – un nuovo lavoro, una relazione sana, un cambiamento nella tua vita – ma poi agisci in senso opposto, spesso senza accorgertene.
È quell’ esame che non studi davvero per sostenere,
quel colloquio per cui ti presenti impreparato,
quella relazione che rovini perché “tanto finirà male”.

Il punto è che non lo fai per pigrizia o per mancanza di volontà.
Lo fai perché, nel profondo, qualcosa dentro di te crede di non meritare ciò che desideri.

Da dove nasce?
L’autosabotaggio non si sviluppa all’improvviso.
È un meccanismo appreso.
Molto spesso, affonda le sue radici nell’infanzia o nell’adolescenza, quando abbiamo cominciato a costruire la nostra identità e il nostro senso di valore personale.
Magari hai ricevuto messaggi diretti o indiretti del tipo:
• “Non sarai mai all’altezza.”
• “Gli altri sono più bravi di te.”
• “Sei troppo sensibile / troppo lento / troppo difficile.”

E così, nel tempo, hai iniziato a credere a queste etichette.
Hai interiorizzato l’idea che non sei abbastanza.

E ogni volta che ti avvicini a qualcosa che potrebbe smentirla – un successo, una gioia, una realizzazione – quella convinzione torna a galla. E ti rema contro.

Il dialogo interiore: quando lo specchio riflette le tue paure.
Uno dei segnali più chiari dell’autosabotaggio è il modo in cui parli con te stesso.
Sì, proprio quel flusso costante di pensieri, spesso automatici, che ti accompagna ogni giorno.
È lì, davanti allo specchio, o nei momenti di silenzio, che l’autosabotaggio prende voce.
Non urlare. Bisbiglia. Ma le sue parole pesano:
“Chi ti credi di essere?”
“Tanto finirà male come sempre.”
“Non illuderti: non sei quel tipo di persona.”

Questo dialogo interno, se non riconosciuto e trasformato, diventa una profezia che si autoavvera.
Perché ci comportiamo in base a ciò che crediamo vero di noi stessi, anche quando queste “verità” sono solo paure mal camuffate.

Perché ci autosabotiamo? Le radici profonde.
Dietro ogni comportamento autosabotante si nasconde un bisogno non espresso, una paura non ascoltata.

Vediamole nel dettaglio:

1. Paura del fallimento.
Meglio non provarci affatto che rischiare di fallire e sentirmi inutile.
Il fallimento fa paura, perché lo leghiamo al valore personale.
Se fallisco, io sono un fallimento.
2. Paura del successo.
Può sembrare paradossale, ma per molti il successo è spaventoso quanto il fallimento.
Perché implica visibilità, responsabilità, cambiamento.
E se poi non riesco a mantenerlo? E se gli altri si aspettano sempre di più da me?
3. Bassa autostima.
L’autosabotaggio è spesso l’eco di una convinzione profonda:
“Non merito ciò che desidero.”
Così ti punisci in anticipo, ti togli da solo ciò che potrebbe renderti felice.
4. Abitudine al dolore.
Il disagio, per quanto scomodo, può diventare una zona conosciuta.
Meglio restare in ciò che mi è familiare (anche se mi fa male) che affrontare l’ignoto del cambiamento.

Come iniziare a uscire dal loop
Il primo passo non è “fare di più”. Il primo passo è vedere quello che fai.
Portare alla luce i meccanismi che fino a oggi hai vissuto in automatico.
Diventa consapevole, iniziare a osservare quando ti blocchi, ti critici, eviti.
Annota i pensieri che ricorrono. Non giudicarli: ascoltali.

La consapevolezza è la base di ogni trasformazione.

Smetti di credere a tutto ciò che pensi, i pensieri non sono verità. Sono spesso riflessi del passato.
Inizia a mettere in discussione quelle frasi automatiche.
“È davvero vero che non sono capace?”
“Chi o cosa mi ha fatto credere questo?”

Cambia il tono della tua voce interiore, se non riesci ancora a dirti “Ce la farò”, prova con: “Posso provarci.”
“Merito un’occasione.”
“Sto imparando.”
Un cambiamento gentile è più potente di una rivoluzione forzata.
Circondati di stimoli positivi, leggi, ascolta, parla con chi ti sostiene.
Coltiva una nuova narrativa, fatta di fiducia, di possibilità, di crescita.
P.S: sei già su un buon sentiero, se stai leggendo questo articolo.

L’autosabotaggio non è un difetto.
È un meccanismo di difesa, nato per proteggerti da un dolore che – un tempo – non sapevi gestire.
Ma oggi, sei diverso. Hai più strumenti. Più consapevolezza. Più diritto alla felicità.
Ogni volta che riconosci quella voce dentro di te che ti frena, puoi scegliere di non darle tutto il potere.
Puoi ascoltarla… e poi andare oltre.

Un passo alla volta. Con rispetto. Con amore. Con fiducia.

Vuoi fare un passo in più? Inizia solo da te.
Se leggendo questo articolo hai riconosciuto dei meccanismi che ti appartengono, sappi che non sei solo.

Il cambiamento è possibile, ma non sempre facile da affrontare da soli.
Per questo nella nostra metodologia di lavoro offriamo sessioni individuali di training one-to-one , pensati per aiutarti a:
• smascherare le tue dinamiche di autosabotaggio,
• costruire un dialogo interiore più sano e potenziante,
• riscoprire il tuo valore autentico e agire con maggiore fiducia.

Vuoi capire se fa per te?

Prenota ora la tua pre-sessione di orientamento gratuita e iniziamo insieme a sciogliere i nodi che ti trattengono.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il Motivazionario di Giona Serra – Copyright © 2024 | P.IVA 036555520926

© 2024 – 2026 | Sito web realizzato da Why Company